SOCIAL NETWORK:

LA QUALITà CONTA PIù DELLA QUANTITà

A che serve avere 10mila o 100 mila fans se poi questi non interagiscono con i contenuti?

Non lo si ripete mai abbastanza, nonostante la mole di articoli scritti sull'argomento all'interno del web.

Avere 100 mila fans in una pagina Facebook senza interazioni, è come urlare in mezzo ad una piazza gremita e non essere ascoltati.

 

È uno degli errori in cui spesso incappano le aziende che gestiscono i Social Network da sole, senza avere collaboratori preparati. Comprano “tot” like ad un certo prezzo, scrivono contenuti, nessuno li legge e finisce sempre alla stessa maniera: “Facebook (o altri canali social) è inutile”.

 

Altre volte, impostano campagne ADV nei social senza fare un'attenta analisi dell'utente target, ottenendo solo tassi di conversione bassissimi e feedback negativi. Anche in questo caso, la frase che si sente spesso è la seguente: “Ho già fatto una campagna pubblicitaria sui social ma non ho ottenuto niente”.

 

Analisi del problema

Come spiegato sopra, molte agenzie hanno sottolineato l'inutilità di avere molti fans senza ottenere interazioni sulla pagina. Tuttavia, molte aziende continuano con l'idea (tipica di chi era abituato a “sparare tra la folla” con la pubblicità pre internet) che “più persone riesco a raggiungere, più aumentano le possibilità di avere nuovi clienti”.

 

È la logica del vecchio volantino porta a porta, che veniva lasciato nelle cassette della posta per finire (nella grandissima maggioranza dei casi) nel cestino.

 

Insomma, quando si cerca di spiegare che è meglio avere mille like su una pagina, con utenti attivi, piuttosto che 100 mila inattivi, gli imprenditori (o chi per essi) scuotono il capo:

“Se dimostro di avere più like rispetto al mio concorrente, la gente penserà che la mia azienda sia migliore”.

 

La qualità viene premiata

Da qualche anno, Facebook è più orientato al profitto (ovvero, preferisce spingere di più sull'ADV nel caso delle fan page) ma ha un algoritmo che “pesa” la qualità dei post, le interazioni ottenute e, quindi, il grado di coinvolgimento di ogni singolo fan: si chiama Edge Rank.

 

È innegabile che l'arrivo dell'algoritmo abbia causato un calo delle visualizzazioni da un lato, ma con lo scopo (stando almeno a quanto dicono) di proporre più contenuti di qualità.

 

Facebook spiega il funzionamento dell'algoritmo in maniera molto semplice e schematica

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Insomma, più un utente è “affine” alla nostra pagina, più sarà probabile avere un tasso di interazione maggiore e, quindi, apparire nelle newsfeed dei propri utenti.

 

Curare i contenuti

Si tratta di curare i contenuti per generare discussione in rete, ricordando la prima tesi del Cluetrain Manifesto (prima edizione) “I mercati sono conversazioni” (confermato nel punto 52 nella versione 2015) e la seconda “i mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici”.

 

Per questo motivo, quando ci si prepara ad entrare nei social network, si deve pensare prima a curare contenuti che siano in grado di generare dialogo e che siano di interesse per il pubblico al quale ci si rivolge.

 

I contenuti non devono essere pubblicitari! Si lavora per posizionarsi e dialogare con gli utenti, non per vendere qualcosa, non è un mercato rionale.

 

Advertising nei social

La pubblicità nei social ha lo scopo di farsi conoscere e non per vendere qualcosa. Si cerca una “comunità” con la quale conversare e dimostrare di essere in grado di soddisfare le esigenze delle persone. Per questo è fondamentale sapere qual è il nostro utente target.

 

Il passaparola è stato potenziato grazie ad internet ed un utente soddisfatto sarà la vostra miglior forma di pubblicità e le aziende che hanno investito nel “dialogo” in rete, hanno ottenuto maggiori benefici e crescita rispetto a chi, invece, ha deciso di rimanere muto o ha puntato tutto sull'avere 100 mila like senza qualità.

 

Fare un piano editoriale flessibile

Un'azienda deve comunque investire tempo per conversare con i propri utenti. Per questo le attività devono essere preparate tramite un piano editoriale.

 

Piano che deve essere flessibile per adeguarsi alle esigenze dei propri interlocutori, così da generare una comunità attiva e di qualità, che darà maggiori soddisfazioni rispetto a 100 mila fan silenziosi.

Nicola Cappello

Web Analyst e Web Strategist.

 

Chi sono: Lavoro nel settore della comunicazione da oltre 15 anni, sia sul fronte pubblicitario che in quello giornalistico. Ho collaborato con testate come il Resto del Carlino, Corriere del Veneto e la Nuova Ecologia, cercando di affrontare tematiche legate al territorio.

Da diversi anni mi occupo di web marketing, aiutando le aziende a migliorare la comunicazione online.

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